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Editoria & Spettacolo

 

PREMIO FERSEN

per la promozione e diffusione

della drammaturgia contemporanea italiana

ottava edizione

 

La cerimonia di premiazione si è svolta lunedì 24 settembre 2012, presso il Teatro Libero, via Savona 10 - Milano.

E' stato presentato anche il volume antologico Il Premio Fersen ottava edizione con i testi vincitori.

 

VINCITORI e MOTIVAZIONI

Sezione Opera drammaturgica

 

1° classificato

La notte dell’Antigone. In morte di Josif Stalin di Franco Celenza

 

L’Autore, drammaturgo di lungo corso, costruisce un’opera di alta valenza tematica che si inserisce a buon titolo nel solco di  quei testi teatrali politici scritti da autori come Brecht, Camus, Anouilh, Sartre... Il Gensek (Stalin) sta per essere eliminato dai suoi stessi seguaci. Sentendo vicina la morte e in un estremo tentativo di umanizzarsi, tenta di instaurare un dialogo  con la nuora Nadia, che pure ha reso vedova e condannato ai lavori forzati. I due, come Antigone e Creonte, si sfidano, da equilibristi della parola teatrale, sul sottile filo delle personali convinzioni etiche e ideali mentre in scena, a stemperare la tensione, compaiono la figlia Svetlana e altri personaggi che riportano alla memoria dello spettatore alcuni fra gli eventi storici  da non dimenticare e che hanno caratterizzato la tirannide staliniana e, mutatis mutandis, ancora caratterizzano ogni tirannide. 

 

2° classificato

Le carte di una vita di Ubaldo Soddu

L’Autore mette in scena con consumata perizia teatrale un dramma il cui tema verte sui misfatti inenarrabili compiuti dall’ ‘homo politicus’, inteso nel senso più deteriore del termine. In un Aldilà-casa di riposo per i potenti della terra in cui si custodiscono gelosamente tutti i loro indicibili segreti, si presenta all’accettazione un tale Presidente (un simil-Andreotti) che intende pagare la retta, com’è d’uso in quel luogo, consegnando ad una dubbiosa e svalutante bibliotecaria di nome Asia (la Potenza emergente), il suo capitale, a suo dire sostanzioso, ovvero il suo segretissimo dossier. Intorno ai due personaggi si agitano altri personaggi-simbolo rappresentati da Pela (l’Assassino) e da Vespa (il Faccendiere-servo del potere) che fanno la ruota ora all’uno ora all’altra. Un testo di grande respiro tematico anche per la sua attualità, diremmo cronachistica. 

 

Segnalati:

Camurrìa  di Arnolfo Petri

L’opera è drammaturgicamente compiuta quanto a stile linguistico, struttura e ritmo. Il tema, ampiamente trattato in letteratura e con illustri precedenti come “Il bacio della donna ragno”, tratta della relazione conflittuale che, in una cella di un carcere napoletano, si instaura fra un omosessuale accusato di pedofilìa e un mafioso. I due protagonisti si confrontano aspramente in crescendo fino all’epilogo in cui fra loro si accende un barlume di sincera solidarietà umana e amicizia. Un buon testo calibrato sull’impatto emotivo e già sperimentato in scena.

 

Sonata in do minore n. 8 opera 13 di Giancarlo Loffarelli

L’Autore costruisce un dramma in chiave psicologica e nello stile migliore del teatro borghese di tradizione. Un vecchio musicista, mentitore abituale, si confronta in tempo reale con la giovane badante che è anche sua figlia (ma entrambi non ne sono a conoscenza). In un crescendo di battute al servizio della scansione tonale della sonata di Beethoven e scritte con abilità nella difficile lingua del teatro, la drammatica vicenda si concluderà com’era iniziata: nella menzogna. Un testo rappresentabile con qualche modifica e una regia adeguata. 

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Sezione Monologo

 

Temporary sciò di Paolo Bignami

Il monologo mette in scena con abilità il tema attualissimo della precarietà giovanile e non solo. Una donna si racconta e racconta, mentre agilmente veste i panni di altri personaggi che, come lei, sono afflitti dallo stesso problema. La pièce è ricca di trovate divertenti e ironiche e, pur adombrando senza reticenze la drammaticità della questione ‘lavoro’, si traduce in una prova d’attrice molto impegnativa ma di sicuro successo. 

 

Il cane di Pavlov di Vincenzo Frungillo

In questo riuscito e straniante monologo, una donna, segretaria in un pettegolo ufficio commerciale, parla di come sia riuscita a sperimentare gli effetti del ‘riflesso condizionato’ su un suo collega, con ciò volendo imitare l’esperimento che il suo prediletto scienziato Pavlov aveva fatto ma su un cane. Sottopone così l’uomo-cavia a una serie di torture sado-maso finché gli muore fra le braccia. L’esperimento sarà poi riuscito? La donna non lo dice ma forse si è resa conto che l’essere umano, infine, non è proprio del tutto uguale a un cane… In una lingua cruda ma rigorosamente teatrale, l’autore tratta un tema originale e, soprattutto, con un valido sottotesto. 

 

Segnalato:

Scattante, veloce immobile di Giacomo Quinti

 

In questo monologo compare in scena un disabile che parla del suo amore per una donna ‘normale’ che lo spinge a rivendicare un ruolo in un torneo sportivo diverso da quello di modesto raccattapalle assegnatoli dal mister. L’autore tratta il tema della disabilità con sensibilità ed efficacia senza cedere a patetismi vari. Qualche discontinuità e incongruenza nel testo. Rappresentabile con modifiche. 

 

                                                                                                                                                       (la Presidente,

                                                                                                                                                                 Ombretta De Biase)