SECONDA
EDIZIONE
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La
cerimonia di premiazione s'é svolta lunedì
6 giugno 2005 presso il Teatro
Dal Verme di Milano, Via S. Giovanni sul Muro n° 2
(tel. 02.87905).
Presidente
della Giuria: Ugo Ronfani.
Coordina Fabrizio Caleffi, Con lettura scenica di alcuni
brani tratti dai testi premiati.
Giuria: Andrea Bisicchia, Fabrizio Caleffi, Anna
Ceravolo, Ombretta De Biase, Maximilian La Monica.
Si ringrazia per la collaborazione: il Teatro Franco
Parenti nella persona del Prof. Andrea Bisicchia ed il
Teatro Dal Verme.
MONOLOGO
1°
classificato
Api e lievito
di Valeria Patera
Drammaturga di tensioni morali e di atmosfere
poetiche, oltrechè attrice e regista, in questo
monologo Valeria Patera affronta da un’angolazione
nuova, fuori dagli stereotipi, il tema scabroso della
violenza sui bambini e della pedofilia. Nel testo
asciutto e rigoroso s’incontrano e si scontrano il
vile, perverso sfruttamento dell’innocente libido
infantile con l’oscuro bisogno dei fanciulli di essere
amati ed accolti dagli adulti. Ne risulta un approccio
del tema ricco di risvolti psicologici, di vibrazioni
emozionali, di pensose verità.
2°
classificato
Ci ho da fare
di Violetta Chiarini
Sul tema della “casalinghitudine” trattato con
brio, ironia e attenzione per gli aspetti tragicomici
del microcosmo famigliare, mettendo a profitto
esperienze teatrali e radiotelevisive, l’Autrice
traccia il divertente ritratto di una casalinga in
crisi, la cui giornata oscilla tra frenetiche attività
domestiche e pratiche di un femminismo new age
pasticcione e inconcludente. Il quadro di una crisi che
conduce a un’iperattività fatta di frustrazioni e di
sogni proibiti sfocia in una comicità contagiosa, ai
margini della satira di costume.
3°
classificato
Tunnel
di Giulia Calligaro
Lo sfogo della protagonista di questo monologo, che
è stata abbandonata dall’amante, si esprime sullo
sfondo di sussurri e delle grida di una città in una
stazione della Metropolitana. Dal contrappunto tra il
privato della solitudine sentimentale e la tormentata
coralità della fatica di vivere l’Autrice, grazie ad
una scrittura attenta alle emozioni del cuore, trae
effetti di partecipazione sincera.
ATTO
UNICO
1°
classificato
Emilia
di Manlio
Marinelli
In una Sicilia arcaica Emilia, vestita a lutto,
bella, altera, sensuale, è oggetto di un marivaudage
rusticano al quale risponde con le schermaglie del
rituale amoroso tipico dell’isola. In questa prima
parte la lingua ha una plasticità e dei ritmi dialogici
che richiamano, aggiornato, il verismo verghiano. La
donna si sottrae alle profferte amorose facendosi
credere sposata; in realtà – coup-de-théatre che
sfocia in un finale drammatico – la solitudine
affettiva in cui si è murata è la conseguenza del
tragico epilogo di una passione amorosa in cui troviamo
riflessa la dolorosa condizione della donna del Sud.
2°
classificato
Strapolide Beta
di Graziella Pizzorno
Dopo aver dato alle scene testi di impegno civile e
politico, e aver conferito espressività a stati
d’animo e condizioni dell’universo femminile, in
questo testo decisamente sperimentale, dove un futuro
cibernetico offre inedite prospettive visionarie e
libertarie, la scrittrice bresciana immagina
un’odissea spaziale-temporale, con umori e
deformazioni patafisiche che si riflettono in una
scrittura dove s’incrociano stilemi antichi e
invenzioni futuriste. Ne risulta un esempio di
“cabaret ontologico” che rovescia l’universo delle
flaubertiane idee ricevute, con orwelliani risentimenti.
3°
classificato
Respiri
di Giuseppe Naretto
In un clima claustrofobico che appartiene al genere
noir, questo atto unico a tre personaggi descrive con
attenzione e partecipazione emotiva, le dinamiche
psicologiche di una giovane donna che, nella scheletrica
struttura di una casa visitata dalla malattia, assiste
la madre morente del fidanzato e interloquisce con un
giovane medico, amico del suo ragazzo. Il groviglio
delle emozioni e dei sentimenti, puntualizzati con una
scrittura diretta e sincera, logora il rapporto della
giovane coppia, mentre cresce la solitudine della donna
in un logorante rapporto vittima-carnefice.
DRAMMATURGIA
1°
classificato
Dialogo col bambino
di Francesco Randazzo
Il tema profondo, che appartiene alla drammaturgia
dell’impegno e della solidarietà umani, dei due atti
del drammaturgo catanese Randazzo, è quello della
sopraffazione da sempre esercitata dai signori della
guerra e dai potenti sui deboli e gli indifesi della
terra. Un prologo rap introduce storie laceranti di
ordinaria barbarie: una bimba vietnamita con il piede su
una mina, un vecchio guerriero di una tribù africana
cancellata dai bianchi, una donna in fuga da violenze
private e collettive, fino al dialogo straziante fra un
padre e un figlio, vittime e nello stesso tempo
carnefici in una guerra spietata. Il tutto realizzato
con auspici pacifisti e tensione lirica, dalla parte
dell’umanità indifesa.
2°
classificato
La vita come prima
di Giuseppe Miale Di Mauro e Mario Gelardi
La commedia – che appartiene al genere noir –
percorre a ritroso la storia di due amanti che, per
avere campo libero, sopprimono il marito della donna. La
trama della complicità nel delitto, trascina la coppia
sul terreno infido delle accuse reciproche; viene messa
in evidenza, progressivamente, la dinamica dei fatti
fino al finale allucinante, che svela i retroscena della
dinamica delittuosa. Un linguaggio essenziale favorisce
l’azione drammaturgica ben congegnata.
3°
classificato
Leggenda
metropolitana
di
Franco
Celenza
Una
scrittura incalzante, che attinge alla corrente del
realismo magico, descrive l’avventura di un
giornalista che ha fretta di trasmettere un servizio al
suo giornale, ma che si smarrisce in una metropoli del
futuro, irta di grattacieli e solcata di strade anonime.
Chiede aiuto col radiotelefono e gli risponde una voce
di donna che ottiene di aumentare la sua inquietudine.
Nel secondo atto, il giornalista si perde in una “no
man land” contaminata. Nel finale metafisico,
l’allegoria si scioglie nella finzione di uno
sceneggiato. Per il quale non c’è alcun copione per
il futuro.